ARTE MONUMENTI

La commissione della statua della Carità di Onofrio Buccini

Statua della Carità di Onofrio Buccini e chiesa dell'Annunziata

In uno degli slarghi storici della città, piazza Carità, campeggia forse la scultura più famosa presente nel comune casertano. Stiamo parlando della statua della Carità di Onofrio Buccini, uno scultore marcianisano per molti versi dimenticato, ma ben addentro alle dinamiche dell’arte settecentesca napoletana. La sua formazione passa dal classicismo puro del maestro Antonio Calì ad una variante più verista negli anni della maturità. Ed è in questo periodo di piena coscienza dei suoi mezzi artistici che nasce la statua della Carità marcianisana, realizzata nel 1877.

Lavoro mal riconosciuto

La commissione della Statua della Carità da parte del comune della sua città doveva rappresentare un grande onore per Buccini. Gli eventi che portarono alla sua effettiva esposizione, tuttavia, furono fonte di grande amarezza per lo scultore. A partire dal compenso, che fu riconosciuto in sole dodicimila lire, quattromila versate dalla Congregazione della Carità e ottomila dal Municipio, per un salario mensile di cento lire. Deluso dal riconoscimento economico, Buccini cercò di ottenere quello artistico, attraverso la presentazione dell’opera all’Esposizione di Belle Arti di Napoli del 1876. Il presidente Novelli, tuttavia gli negò la richiesta, motivandola con la mancanza dei fondi che servivano per il trasporto della statua.

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La statua di Vanvitelli a Caserta è un altro capolavoro di Buccini

Davanti all’ennesima delusione, Buccini decise comunque di esporre la sua opera nel suo studio napoletano, ricevendo un primo apprezzamento dagli amministratori marcianisani che accorsero a vederla. Non contento, chiese una valutazione del suo lavoro al Reale Istituto di Belle Arti di Napoli, ricevendo grandi apprezzamenti da pittori e scultori eminenti napoletani. Nella relazione, infatti, i colleghi di Buccini scrissero che un’opera del genere non poteva valere meno di quarantamila lire ed espressero un profondo rammarico per non averla ammirata all’Esposizione napoletana.

La mancata inaugurazione dell’opera

Quando nel 1877 Onofrio Buccini fece trasportare la sua statua nella sua Marcianise, ad accoglierlo trovò una popolazione festante e grata, che lo ripagò parzialmente delle umiliazioni ricevute. Umiliazioni che, tuttavia, ancora non erano terminate! La data dell’inaugurazione, infatti, fu posticipata più volte a causa dei lavori di restauro alla Chiesa dell’Annunziata e all’annesso ospedale, ritenuti necessari dalla Congrega e dal Municipio. Fu così che nell’aprile del 1878 Buccini venne informato dal rettore della Congrega che la sua opera sarebbe stata scoperta senza l’onore di un’inaugurazione pubblica.

Statua della Carità di Onofrio Buccini - chiesa dell'Annunziata
La chiesa dell’Annunziata a Marcianise, sita anch’essa in Piazza Carità. Fotografia di Francesco Norcia

Questo smacco fu l’ennesimo affronto allo scultore, che decise di denunciare tutto ai giornali. Uno tra questi, Il Galiani, che in un articolo il 25 maggio 1878, in cui difese a spada tratta le ragioni di Buccini. Nell’articolo, infatti si parlò di un vero e proprio affronto ad un apprezzato artista, per di più anche concittadino.

Un classicismo quanto mai verista

Nella Statua della Carità Onofrio Buccini dimostra di aver raggiunto una padronanza nell’arte scultorea e una maturità degne del vivissimo contesto artistico napoletano. Questa crescita è testimoniata anche dalla sensibilità nel rappresentare una tematica così delicata in una maniera molto moderna per l’epoca. All’inizio, infatti, Buccini aveva pensato di scolpire una Madonna col Bambino addormentato. Le influenze veriste e il pensiero che questa immagine fosse più indicata per rappresentare l’amore materno, lo spinsero a scolpire una giovane fanciulla che porge il pane della fratellanza ad un mendicante vestito di stracci.

Particolare della statua della Carità di Onofrio Buccini
Il gruppo scultoreo della Carità di Onofrio Buccini. Fonte: Daedalus Restauri

La tensione emotiva del racconto scultoreo è qui ai massimi storici dell’attività bucciniana. Il concetto della carità è infatti rappresentato in tutta la carica espressiva del gesto della fanciulla, le cui vesti non indicano né povertà né agiatezza (la vera ricchezza è quella dell’animo) verso un vecchio uomo reso povero dalle condizioni sociali ma anche dai suoi vizi. Le linee scultoree non possono non risentire dell’insegnamento classico di Calì, Lista e Angelini, ma sono proprio la cura dei dettagli (la pelle rattrappita del collo del vecchio, ad esempio) e la capacità dell’autore di cogliere la drammaticità del momento gli indizi principali della modernità del gruppo scultoreo di piazza Carità.

Luigi Bove

Autore: Luigi Bove

Amante della scrittura, dell’arte, del calcio e della vita. Filosofo mancato, sportivo mancato, studioso..mai stato. Mi piace scoprire i vari aspetti del mondo, restando sempre legato alla mia città, Caserta.
La commissione della statua della Carità di Onofrio Buccini ultima modifica: 2019-04-01T09:45:46+02:00 da Luigi Bove

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