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‘O carr a zita: la dote della sposa mostrata al paese

'O carr a zita

Uno dei sacramenti più importanti della vita dei nostri connazionali è sicuramente il matrimonio. In ogni parte d’Italia, però, questo avvenimento veniva accompagnato da tutta una serie di tradizioni popolari che fanno sì che questa cerimonia abbia tantissime varianti. Come in tanti altri luoghi, a Marcianise, per esempio, la futura sposa doveva portare al marito la propria dote. Questo patrimonio, una settimana prima di suggellare la promessa di una vita insieme, veniva portato in giro per il paese a bordo di un carro trainato dai buoi, che da queste parte è conosciuto come ‘o carr ‘a zita.

L’importanza della dote

‘O carr ‘a zita altro non era che una pittoresca tradizione con cui la futura sposa mostrava a tutto il quartiere il grande contributo che la sua famiglia avrebbe saputo dare alla vita futura della ragazza. La dote che la sposa portava al marito, infatti, era infatti un aspetto importantissimo, che poteva anche compromettere l’unione, qualora non fosse stata abbastanza cospicua.

'O carr a zita - dipinto La Dote
La dote, opera del pittore russo novecentesco Vasili Pukirev. Fonte: Wikipedia

Ma in cosa consisteva questa dote? Fino a qualche decennio fa (anche se in qualche zona questa usanza ancora persiste) la futura moglie portava tutta una serie di beni al marito come contributo agli oneri del matrimonio. Questo patrimonio personale poteva consistere in denaro, proprietà terriere, gioielli e molto altro. Una cosa non mancava praticamente mai: il corredo. Già durante l’infanzia della femminuccia di casa, le donne della famiglia cominciavano a cucire lenzuola, cuscini, coperte, biancheria intima, pentole di rame e molto altro.

Il carro e il corredo marcianisano

Portare la dote al marito, però, non era sufficiente a Marcianise. Una settimana prima del matrimonio, infatti, i beni si mettevano su di un carro trainato da due buoi e portato per le vie del quartiere. Questa tradizione, come detto, era conosciuto come ‘o carr a zita. Sopra di esso, di solito, veniva apposto il corredo, ma anche animali da cortile come papere, galline e magari anche un vitellino. Un bambola, infine, campeggiava in cima al carro che, come dice lo storico di tradizioni locali Nicola Erboso nel suo libro Marcianise, Storie e Tradizioni, «era come la ciliegina sulla torta».

'O carr a zita - baule con Corredo Nuziale
Baule contenente il corredo nuziale. Fonte: Lemienozze

Il corredo marcianisano consisteva in alcuni capi di canapa, la cui lavorazione era molto importante nella zona. Per le lenzuola realizzate con questo materiale, prima si tesseva la tela a strisce di ottanta centimetri circa, e poi si arrotolava. Questo grande tessuto, che veniva detto ‘o muoglio ‘e tela, poi si tagliava secondo la lunghezza desiderata. Quando tutti i capi del corredo erano pronti, venivano lavati in una caurara (pentolone) piena d’acqua, che si metteva sul camino, e poi trattato con la cenere. Alla fine si sciacquavano e venivano stesi, per poi essere mostrati in tutta la loro lucentezza sul carro nelle vie del paese.

Luigi Bove

Autore: Luigi Bove

Amante della scrittura, dell’arte, del calcio e della vita. Filosofo mancato, sportivo mancato, studioso..mai stato. Mi piace scoprire i vari aspetti del mondo, restando sempre legato alla mia città, Caserta.
‘O carr a zita: la dote della sposa mostrata al paese ultima modifica: 2019-05-06T09:15:24+02:00 da Luigi Bove

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