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Il film marcianisano Appocundria vince un premio a Roma

Appocundria - Festival Del Cinema Patologico

È marcianisano il regista che, con il suo Appocundria, ha vinto il premio come Miglior Film nella sezione Lungometraggi all’edizione del 2019 del Festival Internazionale del Cinema Patologico di Roma.

Un prestigioso premio

Dal 17 al 19 maggio 2019 al Teatro Patologico di Via Cassia a Roma si è tenuto il Festival Internazionale del Cinema Patologico. Questa rassegna, arrivata alla decima edizione, funge da anello di congiunzione tra il mondo scientifico e le storie raccontate nelle pellicole proposte. L’aspetto interessante di questa kermesse è che i film in gara sono scelti, presentati e giudicati da una giuria interamente composta da ragazzi diversamente abili. Quest’anno, in occasione del decimo anniversario, si è voluto creare eccezionalmente anche uno spazio dedicato al confronto e alla discussione, soprattutto relativamente alla dicotomia tra l’aspetto delle arti visive e quello scientifico dei temi proposti.

Appocundria - Ingresso Del Teatro Patologico
Ingresso del Teatro Patologico. Fonte: sito del teatro

Ed è marcianisano il regista del lungometraggio proclamato vincitore nella sezione dedicata. Grandi emozioni, infatti, a suscitato la pellicola Appucondria di Mino Capuano. Il film, che dura 35 minuti, era stato già selezionato tra i candidati allo Short Film Corner Cannes del 2017 e premiato al Festival internazionale del cinema di Verona. Si tratta di un lavoro davvero encomiabile di un regista di appena ventitré anni. Mino Capuano è nativo di Marcianise. La sua formazione, però, è avvenuta a Roma all’ Accademia di Belle Arti e al Rome University Of Fine Arts. Capace di spaziare tra il serio ed il faceto, il ragazzo è famoso per aver pubblicato su Facebook dei video molto divertenti, come le dichiarazioni d’amore ai passanti in giro per Roma o alcune Candid Camera.

Film che racconta…l’Appocundria

Al contrario di questi sketch, Appocundria è una pellicola ricca di quegli spunti e quelle riflessioni che nascono in un momento delicato della propria vita. Momento in cui si è in piena appocundria, appunto, parola del dialetto napoletano recentemente nel dizionario della Treccani e che indica una condizione dell’esistenza di profonda malinconia che porta l’uomo a lasciarsi vivere senza particolare voglia di agire per cambiare la sua situazione. L’origine della parola si perde tra i vicoli di Napoli. È la volgata popolare a farlo diventare un termine che rende questo stato d’animo meglio di qualsiasi traduzione. A renderlo celebre fu Pino Daniele che nel 1980 scrisse una bellissima canzone chiamata, appunto, Appocundria.

Mino Capuano, regista di Appocundria
Il regista Mino Capuano. Fonte: Facebook

Ed è sicuramente anche a lui che Mino Capuano si è ispirato quando ha scritto la trama del suo film. Film che parla di tre fratelli, Diego, Desio e Mimmo che dopo tanti anni si ritrovano per vendere la casa dove sono cresciuti. Il ritorno nella dimora della loro infanzia li riporta verso ricordi e sensazioni che credevano perdute e dimenticate. I loro cuori, così, vivono una sensazione di malinconia che i tre ragazzi erano sicuri di non riuscire a provare.

Luigi Bove

Autore: Luigi Bove

Amante della scrittura, dell’arte, del calcio e della vita. Filosofo mancato, sportivo mancato, studioso..mai stato. Mi piace scoprire i vari aspetti del mondo, restando sempre legato alla mia città, Caserta.
Il film marcianisano Appocundria vince un premio a Roma ultima modifica: 2019-05-22T10:32:14+02:00 da Luigi Bove

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